Siamo abituati ad intendere il buio, le Tenebre e l’ignoranza come l’avversario della Luce, l’orrore ed il sonno della ragione. Stiamo cioè ripetendo l’errore fondante, che continua a cacciare la coscienza umana dall’Eden e volendo cogliere il frutto proibito della Conoscenza del Bene e del Male; questa conquista porterà poi alla vergogna di scoprire, ormai isolati, la menzogna dell’Io.

La ricerca della verità parte sempre dalla domanda “chi sono io” e, tra salti di fede e montagne d’esperienza, arriva all’accettazione che l’Io è un’illusione: come gli occhi non possono vedersi, io non posso conoscere Io. Allo specchio non Io ma la mia immagine.

86 miliardi di neuroni interconnessi e viventi creano un’intranet informatica difficilmente immaginabile dalla nostra stessa mente, che è tutta memoria: e’ il passato, dalla prima cellula vivente a questa parola. Il futuro viene da fuori, si può prevedere ma solo in base all’esperienza. Il pensiero non è mai presente, che resta intoccabile come prima membrana di un futuro rinnovato ed ignoto. Questo buio e questa ignoranza non sono affatto da intendersi come negative ed esecrabili, sono almeno la metà della faccenda. C’è una bella metafora di cosa si intende per quella Dea Madre ancestrale e inafferrabile che pre esiste alla creazione della luce: certamente noi leggiamo un libro e di questo libro ci interessano le parole e il significato ma senza un supporto, su cosa scrivere? Questo buio, questo nero, questa oscurità è il supporto su cui è scritta la luce; senza riconoscere l’ignoto, che cosa illuminare ?

Esiste un organismo di trilioni di organismi con un’identità, un limite, che risorge dall’ambiente come una goccia di mare o una stella di spazio. Siamo abituati a immaginarci, non diversamente da come un primitivo credeva di diventare un lupo indossando la maschera da lupo, che esista una specie di omino tra gli occhi in mezzo alle orecchie che fa da pilota al nostro bio-robot, abitando forse nella ghiandola pineale e alla morte questo torni a casa a riposarsi un po’ prima di comprarsi un altro vivente. Se è vero l’insegnamento “come in cielo così in terra” allo spirito allora accade la stessa cosa che al corpo: perde la sua identità, che è anche il suo limite. Il sacrificio fa il sacro e il profano ancora attende sull’altare del rito di sapere cosa veramente sia degno di sacrificio.

Accettare la parola come figlia dell’ignoranza, con la comodità del linguaggio responsabile della pigrizia della mente: è un’opinione fallibile ed umana ma se vogliamo mettere in discussione Joyce… è un po’ come sfidare Einstein in astrofisica. Riconoscerai un vero scienziato o un vero innamorato perché saranno ardenti di dubbi ed un falso amante o un dottore corrotto perché millanteranno rassicuranti certezze. Discernere il vero dal falso, questo si può, facendo esperienza diretta e non mediata.

Riconoscere le tenebre è l’unica cosa intelligente a cui una mente volenterosa di apprendere possa ambire, senza però pretendere un’illuminazione che non è in nostro potere ottenere ma che anzi, come animale selvatico scapperà nel buio, per tenerci d’occhio.